Resorts Magazine
Domenica 5 gennaio . Breve tour della cittadina: architetture coloniali, vivaci negozietti, artigianato originale, taverne e trattorie arredate con eleganza e semplicità. Visita alla Chiesa riformata olandese del 1755, con sgargianti vetrate policrome. Il faro è del 1778. Sulla spiaggia troneggia un cumulo di copertoni. Il museo è chiuso per restauri. L’erba ha conquistato i contrafforti della fortezza. Qua e là, statue di soldati e di schiavi. E qualche cannone. Al Ceylon Spa, ottime creme a base di essenze naturali, a prezzi abbordabilissimi. Pranzo al Tuk Tuk Restaurant, terrazza vista mare. Di antipasto: “eggplant moju and godamba roti (piadina locale) with curry dips”, poi un’insalata di riso fritto con pesce e verdure al vapore e infine, per dessert, lo yogurt tradizionale di Sri Lanka, chiamato curd, squisito, servito con foglie di mentuccia e treacle, sciroppo dal sapore simile al miele, distillato dai fiori di palma. Durante il viaggio, “Su” mi chiama “Superwoman”. “Perché questo appellativo?”, gli ho chiesto. Mi ha risposto: “Lei non è mai stanca. Risolve ogni problema, E non ha paura. Solo sulla sua insonnia”, ha aggiunto, “non ha potere”. Ritorno a Colombo, dove si trova l’unico aeroporto del Paese. Il mio volo di rientro parte da qui. Mi assegnano un altro autista: tonto, maldestro, ritardatario. E pure balbuziente. Soggiorno all’Hotel Shangri-la. Al cancello d’ingresso, un cane- poliziotto annusa la nostra auto, per accertarsi che non trasporti esplosivo. Osservo il panorama dalla mia camera, al quindicesimo piano. Baracche e casupole si alternano a palazzine coloniali fatiscenti. Svettano mostruosi grattacieli e la scenografica antenna delle telecomunicazioni. In lontananza, un ponte avveniristico sul fiume Kelani. Ottima cena a buffet: sushi di granchio, gamberi favolosi, un’insalatina di germogli di soia e una verdura che di solito gusto solo in Grecia, l’okra. Assaggio dei fagioli rossi, tenerissimi, che arrivano dalla Cina. Il pesce che offrono più spesso è il tonno, scuro e gustoso come quello mediterraneo. Mi reco al tempio di Kelaniya Raja Maha Vihara, a circa 45 minuti di auto dal centro. Non vedo la rastrelliera per depositare le scarpe, quindi non me le levo. Dopo una decina di minuti che mi aggiro attorno ai templi, odo una voce femminile che con insistenza ripete: “Madame, Madame”. Ce l’ha con me. Mi ha seguita. E ora mi bracca. Scura in volto – in tutti i sensi – con tono minaccioso mi redarguisce. Devo insomma togliermi subito le scarpe. E aggiunge: “Siamo in un luogo sacro, Buddha non può tollerare un simile affronto!”. Non mi resta che ubbidire. Come al solito piove, e così i miei piedini finiscono nel fango. Incrociounuomo alto, snello, sguardo fiero, lineamenti regolari. Se non fosse per la pelle scura, potrebbe dirsi un perfetto ariano. Gli domando se sappia dove si trovino gli affreschi che rendono celebre questo complesso. Gentilissimo, me li mostra. Sono straordinari. Resto sbalordita. Varco porte che conducono nella contrada del sogno. Ogni sala diversa dall’altra. Colori, figure, prospettive, luci e ombre, proporzioni: note che concorrono a comporre una sinfonia magnifica. Proprio ieri ho iniziato Ascetica o i salvatori di Dio, di Nikos Kasantzakis. È un flusso di pensiero ruggente, sorta di decalogo visionario per spingere l’uomo a trascendere sé stesso. Vi scovo una frase adatta a commentare questo luogo: “Come un’isola, lentamente, con uno sforzo tremendo, s’innalza sull’oceano dell’inesistente l’opera dell’uomo”. Scatto una foto a un monaco che sfoglia un quotidiano. La sua curiosità per le vicende del mondo un po’ mi stupisce. Sono in effetti portata a immaginare che questi ‘santoni’ vivano sempre un po’ avulsi dalla realtà… Noto infine un gigantesco salone rettangolare, aperto sui lati, delimitato da colonne. All’interno, decine di donne, alcune decrepite, sedute a terra o sdraiate, mangiano, bevono, dormono, parlano, mi vengono incontro, sono curiose di sapere da dove vengo, vorrebbero una foto con me. Qualcuna di loro, le mani giunte, dialoga con una statua del Buddha collocata in un tempietto. Un salto al mercato del pesce, aperto 24 ore al giorno, anche la domenica. Sono circa le quattro del pomeriggio. A quest’ora hanno venduto tutta la merce. Un’efficiente squadra di aironi cenerini ripulisce il pavimento dagli avanzi. Da ultimo, una visita lampo al Museo Olandese: armi, gioielli, mobili e stampe di epoca coloniale, una collezione di pipe e tabacchiere. 109 R ESORTS M AGAZINE
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