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ingegneria idraulica, con fontane ancora funzionanti. Ampie armoniose piscine, intarsi vegetali, fossati con ninfee galleggianti fungono da anticamera ideale all’imponente Rocca del leone, che custodisce mirabili affreschi realizzati con pigmenti naturali. Fotografarli è vietato. In origine dovevano essere circa cinquecento. Ora ne restano solo 19. Il re Kasyapa (477- 495 d.C), che ebbe l’idea di sfruttare questa superba formazione granitica per erigervi la propria reggia, sembra amasse molto le donne. Oltre alla moglie, aveva cinquecento concubine. E forse non a caso le pitture che ornano le pareti del palazzo riproducono le apsara, figure femminili assimilabili a ninfe: seminude, forme prosperose, posture procaci, cortigiane esotiche, indiane, cinesi, africane… La mia guida parla italiano e mi spiega che il muro antistante, che ne rifletteva lo splendore, fu costruito con calce, albume, miele e cera d’api, così da renderne la superficie simile a uno specchio. Mi rimarrà il rimpianto di non aver scalato il massiccio sino in cima, a causa di condizioni meteo proibitive. Per accedere ai resti del palazzo, abbiamo salito un migliaio di gradini, sotto una pioggia battente, sferzati da un vento implacabile. Sulla via del rientro, l’acqua scendeva a fiumi, insieme a noi, lungo le scalinate. Risalgo in auto inzuppata come un pulcino. Cena del 1° gennaio . In un albergo vicino al mio, raggiungo l’amico di un’amica milanese, e il suo gruppo. Uomo di vasta cultura, ha organizzato un impeccabile tour dello Sri Lanka, cui ha dedicato mesi di studio. Giovedi 2 gennaio mi reco a Dambulla, patrimonio Unesco dal 1991, un complesso di templi con un’ottantina di grotte, di cui solo cinque visitabili, ognuna diversa dall’altra. Per accedere al sito, scale, scale e ancora scale. Entro nel primo tempio. Vengo accolta dalla carezza del buio e investita da un turbine di energia che si sprigiona dai soffitti affrescati, dalle statue variopinte, dalla roccia impregnata di spiritualità. Nel camminare a piedi nudi sul selciato, mi sento un po’ Neanderthal, per un attimo gioco a calarmi nei panni di una mia ignota antenata, vissuta qualche centinaio di migliaia d’anni fa, e provo a immaginare quali pensieri le attraversassero la mente. Nonostante fiumane di turisti, regna un’atmosfera raccolta. Però, alla lunga, questa interminabile teoria di Buddha risulta un po’ monotona. Il Buddha dormiente, immobile, in contemplazione, lo sguardo fisso, l’aria catatonica, l’espressione imperturbabile… Per la verità, sono più affascinata dall’approfondimento psicologico che ha guidato l’arte del Rinascimento e dalla straordinaria varietà dell’architettura sacra italiana. Per quanto in effetti mi sforzi di scandagliare e comprendere le culture orientali, in definitiva le vivo sempre con un senso di distacco ed estraneità. Visito il Golden Temple. All’esterno, alla destra dell’ingresso principale, in posizione elevata e un po’ nascosta, una lunga fila di statue, monaci buddisti vestiti con il classico thero arancione, formano una surreale processione artistica nel folto della boscaglia. Nel villaggio di Matale, trascorro un’ora alquanto istruttiva fra le aiuole del Mercato delle spezie, dove si coltivano piante officinali a uso cosmetico e farmaceutico, materia prima per portentose ricette srilankesi, antiche di migliaia d’anni. Acquisto un olio di cannella, indicato per combattere l’insonnia. Tempio di Aluvihare, qui nel I secolo a.C. gli insegnamenti del Buddha vennero messi per iscritto. Su un’area non troppo estesa, sorgono diversi edifici ricavati all’interno di piccole grotte e incastonati tra spettacolari massicci rocciosi. Le pareti interne sono istoriate con affreschi che raccontano scene della vita di Buddha. Incrocio soltanto una famigliola con due bambine. Il padre chiede a una di loro di consegnarmi il proprio mazzetto di fiori, affinché possa essere io a posarlo sull’altare. Una delicatezza che mi ha commosso. E che renderà per me indimenticabile questo luogo. Venerdì 3 gennaio , a Kandy, visito lo Sri Dalada Maligawa, nei pressi del lago artificiale: architettura cingalese del XVII secolo, intarsi in legno, decorazioni dorate. Frotte di fedeli seduti a terra pregano sottovoce davanti agli altari. Una devozione discreta ma palpabile. Nel museo buddista internazionale, pregevoli reperti del XVIII secolo a.C. Tappa successiva, i Giardini botanici di Peradeniya, inaugurati nel 1821, occupano un’area di circa 60 ettari, ospitano oltre quattro mila specie vegetali. Un caleidoscopio di armonia e meraviglia, dove natura, gusto e silenzio si sposano in un magico sodalizio. Si susseguono scorci incantevoli: alberi secolari, foreste di bambù, viali di palme, cespugli multicolori, pergolati fioriti… Tutto è pulito, ordinato, ben calibrato. Eppure la fantasia regna sovrana. Il tempo sembra immobile, lontano il mondo. Mi sforzo di andarmene via ma, a ogni angolo, una nuova sorpresa per gli occhi e la mente mi trattiene. Quando infine mi decido a interrompere il mio giro di esplorazione, so che proverò eterna nostalgia per questo lembo di Paradiso. Ambuluwawa Tower. La raggiungo con una corsa in tuk-tuk. Solitaria si erge su una collina coperta da una fitta vegetazione. Domina la vallata sottostante. Ma il panorama non è un granché. All’equatore, per la forte umidità, è spesso velato. Come oggi. Quasi rimpiango quei cieli di zaffiro che ogni tanto abbracciano Milano. Questo stupa coniuga elementi architettonici tipici delle quattro principali religioni presenti in Sri Lanka: buddismo (70,2%), induismo (12,6%), Islam (9,4%) e cristianesimo (7,8%, di cui il 6,8% cattolici e l’1% protestanti). Un augurio sincretistico in muratura, viatico per la tolleranza e il reciproco rispetto fra le diverse confessioni. In una logica da Pax Romana. Tempio di Embekka Dewalaya, dedicato alla divinità buddista e induista di Kataragama. Fu edificato nel XIV secolo. Famoso soprattutto per le stupende colonne in legno intarsiato che raffigurano ballerini, animali, motivi geometrici. Ero l’unica turista. Il luogo trasuda Storia. E sprigiona serenità. Kandy Market Street. Nella bottega di un antiquario acquisto una miniatura del Buddha, bassorilievo in rame rinvenuto fra le rovine di Anuradhapura. Sabato 4 gennaio . Il tempio di Gadaladeniya, costruito nel XIV secolo. Sulle pareti esterne della struttura è in corso un intervento di restauro. Tempietti-bonsai dedicati a Buddha. Pochissimi turisti. I monaci hanno sguardi e sorrisi che diffondono letizia. Il cassiere è un artista. Gli compro un quadretto delizioso. In serata, dopo oltre quattro ore di auto, arrivo a Galle. SRI LANKA 108 R ESORTS M AGAZINE
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