Resorts Magazine

Ceno in hotel. La maggior parte delle pietanze sono piccanti, a base di frutta o di funghi. Siccome non amo niente di tutto ciò, mi preparano un brodo di pollo e un pesce in salsa francese. Ci abbino un calice di Riesling. Ma qui i vini vengono perlopiu importati dal Cile o dall’Australia. 30 dicembre 2024 . Prima di lasciare l’albergo, ordino una Ceasar salad. E la accompagno con una Leon, fantastica birra locale. Caldo torrido. Visita al Museo Nazionale. Bianco edificio coloniale immerso nel verde. All’interno solo qualche ventola, ma niente aria condizionata. Pregevoli sculture antiche e collezioni di armi, monete, vetri, ceramiche, gioielli. E un’impressionante sfilata di maschere demoniche. Il mostruoso trova espressione nell’arte di qualunque civiltà, inevitabile riflesso del male che alberga nell’animo umano. Lasciamo la città di Colombo, diretti verso nord-est. Dovremo attraversare foreste. “Su” sostiene che sarebbe meglio arrivarci entro le 18, altrimenti potremmo incrociare gli elefanti che, quando prendono di mira un’auto e decidono di attaccarla, finiscono per ribaltarla. Confesso che invece sarei curiosa di affrontare questa esperienza. La guida è a destra, all’inglese. Spesso le strade sono strette, a una sola corsia, e gli autisti piuttosto spericolati. “Su”, con un guizzo felino, ha evitato un bus che aveva invaso la nostra carreggiata e puntava dritto su di noi, a tutta velocità. Non si sa se incurante o soltanto ignaro del pericolo che costituiva per sé e per gli altri. Ci siamo lasciati alle spalle il traffico caotico di Colombo (qui dicono “Calambo”). Qualche sporadico piovasco si alterna a sprazzi di sole. Dopodiché inizia una specie di diluvio universale. Con relativi allagamenti. Cinque ore di auto da Colombo e verso sera arriviamo al Uga Ulagalla, un resort in mezzo alla giungla. 31 dicembre . Ci avviamo verso Anuradhapura, complesso di antichi templi buddisti. Sul piazzale antistante il sito, si vendono fiori. Alcuni pellegrini se li portano invece da casa, le braccia colme di profumo e colore. Li offriranno a Buddha. In cambio di desideri da esaudire. Mi uniformo all’usanza locale. Si deve procedere a piedi scalzi e, dato il tempo pessimo, piovosissimo, ciò significa camminare per lunghi tratti su pietre, sassolini, nel fango, dentro le pozzanghere. Confessioni, rosari, offerte, penitenze, inginocchiatoi, cilici, pellegrinaggi, ripide scale per accedere ai templi, Ramadan: qualunque culto è attraversato da una vena di sadismo e sempre i fedeli si dimostrano un po’ masochisti. “Su” lascia le scarpe all’ingresso ma, quando torniamo per recuperarle, scopriamo che le hanno rubate. Gliene regalo un paio nuovo. Mi sembra che abbia gradito. Gruppi di uomini e donne sciamano in processione, alcune vecchie pregano in coro, si respira un’aria di profondo misticismo, lontani dal baccano infernale dell’Occidente. Mi incanto di fronte al Ruwanwelisaya Dagoba, uno stupa colossale, edificato nel II secolo a.C., misterioso utero di mattoni, gigantesca mammella, grembo cosmico che tutto contiene. Cena di capodanno. Spettacolo di danze folcloristiche e ballerini mangiafuoco. Poi musica da discoteca, bellissima. Alla mia veneranda età, concludo che sarebbe ridicolo, addirittura patetico, se mi mettessi a ballare da sola. Gli altri ospiti evidentemente sono troppo timidi. Nessuno si lancia nel folle turbine delle note. Ma poi penso: “Che cosa me ne importa? Qua non mi conosce nessuno!”. Così mi fiondo in pista. Ho un umore spumeggiante. Tra una portata e l’altra – raffinate originali creazioni gastronomiche realizzate dallo chef Sugath….. – mi scateno in giravolte da derviscio. Il mio entusiasmo contagia gli astanti e, dopo un po’, tutti mi seguono. Si respira gioia di vivere. Brindo a Orione, sdraiato sui declivi del cielo. I fuochi d’artificio tracciano, sulla lavagna del firmamento, figure simili a galassie in espansione. Tappa successiva, Sigiriya, una delle antiche capitali dello Sri Lanka, sito archeologico che risale al V secolo a.C., dichiarato patrimonio Unesco. Nel XII e XIII secolo la fortezza di Sigiriya fu trasformata in un monastero buddista. In seguito cadde in stato di abbandono. Durante gli scavi, condotti verso fine Ottocento dall’archeologo Harry Charles Purvis Bell, furono rinvenute monete romane e indo- romane. Oltre a reperti di epoca sassanide. Dinanzi ai nostri occhi, una versione orientale, in chiave paradisiaca, dei giardini di Versailles. Straordinaria opera di 107 R ESORTS M AGAZINE

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