Resorts Magazine
SRI LANKA C on il taxista che mi conduce a Malpensa, parliamo di quanto sia peggiorata la sicurezza pubblica a Milano. Mi rivela che sul taxi sono montate due telecamere, una che guarda all’esterno, l’altra rivolta all’interno. E che gli basta premere un pulsante per attivare l’intervento della polizia. Aeroporto di Malpensa. Mi soffermo inorridita davanti a una pubblicità si un hotel. Trasuda volgarità. Il messaggio, intriso di politicamente corretto, servito in salsa woke, è di una demagogia ributtante. In questo albergo, quando ero ragazza, si tenevano conferenze, dibattiti politici, presentazioni di libri. Per certi versi ne serbavo un ricordo legato al sapere. Oggi sono sempre più rari i posti che mantengono nel tempo le proprie caratteristiche e nei quali possiamo riconoscerci a distanza di decenni. Preferivo quando tutto era meno precario. Prima tratta, sei ore di volo. Comincio a leggere un saggio di Enrica Perucchietti, La censura nelle democrazie del XXI secolo: miniera di utili informazioni ma alcune frasi ripetute due volte e una messe di refusi: l’acribia non dev’essere il suo forte. Mi metto a scrivere un testo per un convegno cui mi hanno invitata a Palermo, lo intitolo La democrazia liberale: una perfetta chimera. Rivedo 2001: Odissea nello spazio, capolavoro realizzato da Kubrick nell’ormai lontano 1968: riconoscimento facciale, video-chiamate, una trama intessuta di angoscia, l’insidia dell’intelligenza artificiale, il tunnel del tempo, un vortice di immagini e colori sospesi sull’abisso tra materia e antimateria, una cascata di interrogativi esistenziali, nel cuore dell’ignoto, verso l’infinito, sino al nucleo della vita. Attraverso il labirinto della coscienza. Scalo ad Abu Dabhi. Scovo una Spa dove concedermi una doccia, al modico prezzo di 37 dollari. Durante il volo non ho chiuso occhio nemmeno un istante. Sono stravolta. A un certo punto mi accorgo di aver perso il tablet. Convinta di averlo scordato a bordo dell’aereo, mi rivolgo all’ufficio transfer, e scattano le ricerche. Ahimè, infruttuose. Mesta, mi avvio ai controlli successivi e solo allora mi viene in mente che, all’arrivo ad Abu Dabhi, con ogni probabilità l’avevo inavvertitamente abbandonato proprio nella vaschetta di plastica da sottoporre all’occhio vigile dello scanner. Prego quindi un addetto di aiutarmi. Qualche telefonata e, dopo una manciata di minuti, mi viene incontro un poliziotto. Ha in mano il mio computer. In un aeroporto immenso come questo… si è trattato di un autentico miracolo! Altre quattro ore abbondanti di volo. Un ragazzo seduto accanto a me mi riferisce che, al fine di invogliare i clienti ad acquistare il biglietto, sulle lunghe tratte verso Oriente la compagnia di volo Etihad offre in omaggio una notte d’albergo ad Abu Dhabi, per spezzare con uno stop la trasvolata. La mattina del 29 dicembre 2024 atterro a Colombo. Rispetto all’Italia, quattro ore e mezzo di fuso. Controllo passaporti piuttosto rapido; celere la consegna dei bagagli. Il facchino, per i suoi servigi, mi chiede in rupie l’equivalente di venti euro. Considerato che in Sri Lanka uno stipendio medio si aggira sui 250/300 dollari al mese, gli do solo cinque euro. Obtorto collo, si accontenta. Caldo soffocante, umidissimo. Ad attendermi, l’autista che mi scorterà nel mio viaggio solitario. Ha lo sguardo vivace. È gentile, educato, sorridente. Mi è subito simpatico. Il suo nome è lungo. Concordiamo che lo chiamerò semplicemente “Su”. Gli chiedo di accompagnarmi a un banco di cambio che le recensioni sul web indicano come il più conveniente della città. All’hotel ITC Ratnadipa sono imbranatissimi, quarantacinque minuti per assegnarmi la stanza. Mi faccio una doccia, poi ci dirigiamo al tempio di Gangaramaya: resto colpita da una sorta di collina in miniatura, popolata da una moltitudine di statue del Buddha. L’opera sembra rievocare la quantità di figure umane che nei millenni si sono avvicendate sulla Terra, tanto diverse tra loro ma in fondo così simili. O forse il monumento andrebbe interpretato quale un tentativo di cristallizzare in eterno quella schiera di personaggi interiori che sovente si affollano nel nostro sé. Una toccata e fuga all’Indipendence Memorial Hall. Inaugurato nel 1953, cinque anni dopo che il Paese si affrancò dal giogo del Regno Unito. Rammenta un tempio greco. Purtroppo illuminato in maniera pacchiana. 106 R ESORTS M AGAZINE
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