Resorts Magazine

Pagina dopo pagina, il libro si rivela per quello che è davvero: non una raccolta di testi, ma una vita che si deposita sulla carta. L’autore scrive da una soglia, quella dell’età e della consapevolezza: «adesso sono anziano… e viaggio pochissimo», ma proprio per questo può dire: «in questo libro c’è tutta la mia vita, non solo i viaggi». I luoghi diventano allora depositi emotivi, catalizzatori di pensiero. A Paestum «la materia ha un’anima» e il tempo sembra fermarsi: «le stesse pietre, la stessa luce di tanti secoli fa». A Positano, davanti al mare, la morte viene accettata con una calma disarmante: «sì, moriremo tutti… sta’ tranquillo, Tempo, obbediremo», ma subito dopo la vita reclama il suo spazio, fragile e luminoso: «guardo il mare al tramonto e penso ad altro». L’Italia attraversata da Tondini è carnale, contraddittoria, viva. Napoli è «un monumento all’arte di arrangiarsi», Palermo «l’ombelico del mondo… il luogo più assurdo del pianeta, e proprio per questo il più vivo». Ogni città è una lezione, ogni incontro una rivelazione, ogni dettaglio un frammento di verità. La scrittura alterna annotazione, aforisma, poesia, invettiva civile. Ma sotto il viaggio geografico scorre sempre quello interiore, più silenzioso e più radicale. Ovunque ritorna una filosofia minimale e radicale: «non voglio cose, voglio momenti», affermazione che diventa un vero manifesto etico ed estetico dell’intero libro. È una frase semplice, ma definitiva, che diventa una dichiarazione di poetica e di vita. In un mondo che accumula, lui sottrae; in un tempo che corre, lui indugia; in una società che esibisce, lui sceglie l’essenziale. Anche la modernità tecnologica viene guardata con sospetto: «il cellulare ti dà l’illusione di una potenza che non è in te», mentre la libertà passa da gesti minimi e ostinati: «scrivo tutto a mano… sono ancora un uomo libero, che pensa». Non è nostalgia sterile, ma resistenza consapevole. La parte più struggente del libro è forse quella dedicata all’amore, agli amori, a ciò che resta quando il desiderio si mescola alla memoria. È la parte più intima, il viaggio si fa amoroso e memoriale. L’amore è vissuto come alleanza fragile ma assoluta: «pochi ci amano: quelli che si nutrono di libertà», fino alla definizione finale, disarmata e potente: «non è poco. Anzi, io dico che è amore». Anche la vecchiaia, e il corpo che invecchia e tradisce, entrano nel libro senza maschere. Non come lamento, ma come bilancio lucido: «se hai più ricordi che rimpianti, allora va bene». Il corpo si stanca, il tempo stringe, ma resta la capacità di guardare con gratitudine: «la felicità costa poco, spesso niente». Eppure si avverte sempre, sottile, la malinconia di chi sa che «poi, di colpo, si è fatto tardi». Il libro si chiude senza chiudere davvero, come ogni vero viaggio. Resta un sentimento di gratitudine e di perdita insieme, perché il tempo, implacabile, «ti fa pagare, anno dopo anno, i suoi doni di tanto tempo fa». Poesia in viaggio è un testamento laico, un atlante emotivo, una dichiarazione di indipendenza spirituale. Un libro che non chiede consenso, ma attenzione; non promette consolazione, ma verità, in definitiva, un libro-testamento e insieme un libro-apertura. Non chiude, non consola, non addolcisce. Cammina. Cammina tra luoghi e stagioni, tra desiderio e disincanto, tra eros e pensiero, lasciando dietro di sé tracce leggere ma indelebili. È la voce di un uomo che ha vissuto intensamente e che, arrivato alla soglia, può dire senza enfasi ma con verità: ho guardato, ho amato, ho scelto. E ho scritto per non perdere. Angelo Tondini Quarenghi è uno dei maggiori fotorafi italiani e uno dei più conosciuti all’estero. E’ autore di saggi, romanzi e raccolte poetiche. E’ socio della Travel Academy - Club Grandi Viaggiatori e ha visitato oltre 170 paesi. DisponibilesuAmazon. 121 RESORTS MAGAZINE

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